p 475 .

  
  16 . La Restaurazione e l'elogio della diplomazia.
  
  
  Da:   E.  J.  Hobsbawm,  Le  rivoluzioni  borghesi,  1789-1848,   Il
Saggiatore, Milano, 1963.
     
         Nei  quaranta anni successivi al congresso di Vienna  non  si
         verific  alcun  conflitto  armato  fra  le  grandi   potenze
         europee.   Scoppiarono  moti  rivoluzionari  che  sconvolsero
         periodicamente  la  stabilit  internazionale,  si   accesero
         contrasti  tra i maggiori stati, specialmente in  aree  calde
         come  il  Mediterraneo  orientale,  "eppure,  tra  secche   e
         vortici,   la   navicella  diplomatica  riusciva,   sia   pur
         difficilmente,  a trovare una striscia d'acqua  per  navigare
         senza  collisioni". Sovrani e statisti, consapevoli che nuove
         guerre  avrebbero  potuto far scoppiare nuove  rivoluzioni  e
         che  queste  avrebbero definitivamente  sepolto  gli  antichi
         regimi,  prima disegnarono una carta d'Europa pi equilibrata
         possibile,   anche   se  tutt'altro  che   rispettosa   delle
         aspirazioni  dei popoli, e quindi si sforzarono di  mantenere
         equilibrio  e  pace,  usando  come  strumento  principale  la
         diplomazia.   per questo, sostiene lo storico  inglese  Eric
         John  Hobsbawm,  che "la nostra generazione, che  in  maniera
         tanto  spettacolare si  rivelata incapace  di  assolvere  il
         compito  fondamentale  della diplomazia internazionale,  cio
         quello  di  evitare le guerre mondiali,   perci  portata  a
         considerare  gli  statisti e i metodi del  1815-1848  con  un
         rispetto    che   non   sempre   sentirono   le   generazioni
         immediatamente successive".
     
Dopo  pi  di vent'anni di guerre e di rivoluzioni quasi ininterrotte,
gli  antichi  regimi, che ne erano usciti vittoriosi, si trovarono  ad
affrontare problemi particolarmente difficili e pericolosi concernenti
la  stipulazione e il mantenimento della pace. Si dovevano spazzar via
i  detriti  di  due  decenni,  si dovevano ridistribuire  i  territori
conquistati.  E,  soprattutto, ogni statista intelligente  si  rendeva
chiaramente  conto  che  d'ora  in poi in  Europa  nessuna  guerra  di
notevoli  proporzioni sarebbe stata pi tollerabile: una tale  guerra,
infatti, avrebbe significato quasi certamente una nuova rivoluzione e,
di  conseguenza, la distruzione degli antichi regimi. [...] Sovrani  e
statisti  non  erano  certo pi saggi o pi  pacifici  di  prima.  Ma,
indubbiamente, avevano pi paura.
     E  furono anche insolitamente fortunati. Non si ebbe, infatti, in
Europa  alcuna  guerra generale o alcun conflitto  armato  tra  grandi
potenze  in  tutto  il  periodo che intercorse  tra  la  sconfitta  di
Napoleone  e la guerra di Crimea del 1854-1856. Anzi, a parte  questa,
non si ebbe, in tutto il periodo dal 1815 al 1914, alcuna guerra nella
quale  fossero coinvolte pi di due potenze. Il cittadino  del  secolo
ventesimo pu ben apprezzare tutta l'importanza di questo fatto.  Esso
fu   tanto  pi  rilevante  in  quanto  la  scena  internazionale  era
tutt'altro  che tranquilla e le occasioni di conflitto abbondavano.  I
movimenti   rivoluzionari  sconvolsero  periodicamente  la   stabilit
internazionale  faticosamente  conquistata:  subito  dopo   il   1820,
specialmente  nell'Europa  meridionale,  nei  Balcani  e  nell'America
latina; dopo il 1830 nell'Europa occidentale (soprattutto nel Belgio);
e,  ancora  una  volta, alla vigilia della rivoluzione  del  1848.  Il
declino  dell'impero turco, minacciato sia dalla dissoluzione interna,
sia dalle ambizioni di grandi potenze rivali - specialmente della Gran
Bretagna, della Russia e, in misura minore, della Francia - fece della
cosiddetta  "Questione d'Oriente" una causa permanente di crisi:  essa
mise in fermento la Grecia dopo il 1820, l'Egitto dopo il 1830, e, pur
essendosi calmata dopo un conflitto particolarmente acuto verificatosi
nel  1839-1841, rimase tuttavia potenzialmente esplosiva  pi  o  meno
come  prima.  I rapporti tra Gran Bretagna e Russia erano  quanto  mai
tesi  a  proposito del Vicino Oriente e della "terra di  nessuno"  che
divideva i due imperi in Asia. La Francia era
     
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     tutt'altro  che  rassegnata  a una  posizione  tanto  modesta  in
confronto  a  quella che aveva prima del 1815. Eppure,  tra  secche  e
vortici,  la navicella diplomatica riusciva, sia pur difficilmente,  a
trovare una striscia d'acqua per navigare senza collisioni.
     La  nostra  generazione, che in maniera tanto spettacolare  si  
rivelata   incapace   di  assolvere  il  compito  fondamentale   della
diplomazia internazionale, cio quello di evitare le guerre  mondiali,
  perci  portata a considerare gli statisti e i metodi del 1815-1848
con un rispetto che non sempre sentirono le generazioni immediatamente
successive.  Talleyrand, che diresse la politica estera  francese  dal
1814  al  1815,  viene  preso  ancor oggi a  modello  dai  diplomatici
francesi.  Castlereagh, George Canning e il visconte  Palmerston,  che
furono  ministri degli Esteri della Gran Bretagna rispettivamente  nel
1812-1822,  nel 1822-1827 e in tutte le amministrazioni non  tory  dal
1830  al  1852, hanno oggi acquistato, retrospettivamente, la statura,
non  del  tutto appropriata, di giganti della diplomazia. Il  principe
Metternich, che fu primo ministro austriaco in tutto il periodo che va
dalla sconfitta di Napoleone alla sua stessa deposizione, avvenuta nel
1848,  viene  oggi considerato talvolta null'altro che un inflessibile
nemico  di  ogni  trasformazione, ma pi sovente,  invece,  un  saggio
difensore della stabilit. [...]
     L'ammirazione   in un certo senso giustificata. La  sistemazione
dell'Europa  dopo le guerre napoleoniche non fu n pi giusta  n  pi
morale di qualunque altra, ma dati gli scopi del tutto antiliberali  e
antinazionali (cio antirivoluzionari) di coloro che la attuarono,  fu
certo una sistemazione realistica e sensibile. Non si cerc affatto di
sfruttare  la  vittoria  totale sulla Francia per  non  provocare  nei
Francesi una nuova ondata di giacobinismo. Le frontiere della  nazione
sconfitta ne uscirono anzi leggermente migliorate rispetto al 1789, la
cifra  dei  risarcimenti  in denaro fu tutt'altro  che  irragionevole,
l'occupazione  da parte delle truppe straniere fu di breve  durata  e,
infine, nel 1818 la Francia veniva gi riammessa alla pari a far parte
del "concerto d'Europa" - queste condizioni sarebbero state ancora pi
moderate  se  non  fosse  stato per il fallito  tentativo  dei  "Cento
giorni" di Napoleone nel 1815. I Borbone tornarono al potere,  ma  era
gi  sottinteso  che  dovessero fare delle concessioni  ai  pericolosi
sentimenti  dei  loro  sudditi. Vennero  cos  accettate  le  maggiori
trasformazioni  portate  dalla  Rivoluzione  e  venne  decretato  quel
dispositivo  incendiario che  la Costituzione - bench, naturalmente,
in  maniera  estremamente  moderata  -  sotto  forma  di  uno  Statuto
"spontaneamente  concesso" dal monarca assoluto  nuovamente  insediato
sul trono di Francia Luigi diciottesimo.
     La  carta d'Europa venne ridisegnata senza alcun riguardo per  le
aspirazioni dei popoli o per i diritti dei numerosi prncipi  che  una
volta o l'altra erano stati spodestati dai Francesi, ma tenendo invece
in  gran  conto l'equilibrio delle cinque grandi potenze emerse  dalla
guerra:  la Russia, l'Inghilterra, la Francia, l'Austria e la Prussia.
Solo  le  prime  tre contavano veramente. La Gran Bretagna  non  aveva
ambizioni  territoriali  sul  continente,  ma  prefer  tenere   sotto
controllo  o  stendere  una  mano  protettrice  su  taluni  punti   di
importanza  marittima e commerciale. Perci si tenne Malta,  le  isole
dello  Ionio e Helgoland [isola del mare del Nord], mantenne un occhio
vigile  sulla  Sicilia,  e trasse inoltre evidentissimi  benefici  dal
passaggio della Norvegia dalla Danimarca alla Svezia, che impediva  il
controllo dell'ingresso del Mar Baltico da parte di un singolo  Stato,
nonch  dall'unione  dell'Olanda  col  Belgio  (gli  ex  Paesi   Bassi
austriaci) che metteva le foci del Reno e della Schelda nelle mani  di
uno  Stato  innocuo  ma  abbastanza forte - specialmente  grazie  alle
fortificazioni costruite lungo le frontiere meridionali - da resistere
alle  aspirazioni che la Francia aveva ovviamente sul Belgio.  Ambedue
le  sistemazioni suscitarono profonda impopolarit tra  i  Belgi  e  i
Norvegesi; in Norvegia tale situazione dur solo fino alla rivoluzione
del 1830. Dopo qualche attrito tra Francesi e Inglesi, il potere tocc
a  una  piccola  monarchia permanentemente neutrale  governata  da  un
principe  scelto dalla Gran Bretagna. Nei paesi coloniali le ambizioni
territoriali britanniche erano naturalmente molto maggiori, bench  il
controllo  assoluto esercitato dalla marina inglese su  tutti  i  mari
rendesse  poco  importante il fatto che questo o  quel  territorio  si
trovasse o no sotto la bandiera della Gran Bretagna;
     
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     con  l'eccezione  per  dei confini nord-occidentali  dell'India,
dove  solo  regioni o principati deboli e caotici separavano  l'impero
inglese  da  quello russo. Ma la rivalit tra queste due  potenze  non
interessava  affatto i territori che dovevano essere  risistemati  nel
1815.  In  Europa gli interessi britannici esigevano solo che  nessuna
potenza fosse troppo forte.
     La  Russia, la massima potenza militare terrestre, soddisfece  le
proprie   limitate  ambizioni  territoriali  con  l'annessione   della
Finlandia  (a  spese della Svezia), della Bessarabia  (a  spese  della
Turchia)  e  della  maggior parte della Polonia,  alla  quale  vennero
concessi  un certo grado di autonomia e un governo affidato  a  quella
fazione locale che aveva sempre caldeggiato un'alleanza con la Russia.
Dopo  la sollevazione del 1830-1831 quest'autonomia venne abolita.  Il
rimanente della Polonia venne suddiviso tra la Prussia e l'Austria, ad
eccezione  della  citt repubblica di Cracovia, che a  sua  volta  non
sopravvisse  alla sollevazione del 1846. Per il resto,  la  Russia  si
accontent  di  esercitare  una egemonia  remota,  ma  tutt'altro  che
inefficace,  su  tutti i principati assoluti a oriente della  Francia,
poich  il  suo principale interesse era di evitare la rivoluzione.  A
tale scopo lo zar Alessandro promosse la Santa Alleanza, cui aderirono
l'Austria  e  la  Prussia, ma non l'Inghilterra. Dal  punto  di  vista
britannico  questa egemonia della Russia sulla maggior parte  d'Europa
era  forse  un accomodamento non del tutto ideale, ma era un  riflesso
della  situazione  militare,  e  non  poteva  essere  evitato  se  non
lasciando  alla Francia un potere ben pi grande di quanto i  suoi  ex
avversari fossero disposti a concedere, oppure al prezzo intollerabile
di una guerra. Alla Francia venne esplicitamente riconosciuto il rango
di grande potenza, ma nessuno era allora disposto a far di pi.
     L'Austria  e  la  Prussia  in  realt  erano  considerate  grandi
potenze  solo per una questione di cortesia: cos almeno  si  riteneva
(giustamente) in considerazione della ben nota debolezza  dell'Austria
in  tempi  di  crisi internazionale e (erroneamente) in considerazione
del  collasso  della Prussia nel 1806. La loro funzione principale  in
Europa era quella di stabilizzatori. All'Austria vennero restituite le
sue  province  italiane,  pi  gli ex territori  veneziani,  italiani,
dalmati,  e  le  venne anche affidato il protettorato  sui  principati
minori dell'Italia settentrionale e centrale, governati per la maggior
parte da persone imparentate con gli Absburgo (eccettuato il regno  di
Piemonte  e  Sardegna,  che  assorb  l'ex  repubblica  genovese   per
costituire  un cuscinetto pi efficiente tra l'Austria e la  Francia).
Se in un punto qualunque dell'Italia c'era da mantenere l'"ordine", il
poliziotto in carica era l'Austria. Poich il suo unico interesse  era
la  stabilit  (altrimenti avrebbe corso il rischio di disintegrarsi),
si  poteva  contare  che  essa  avrebbe  costituito  una  salvaguardia
permanente  contro  qualunque tentativo  di  sovvertire  l'ordine  nel
continente.  Alla  Prussia  giov invece il  desiderio  britannico  di
inserire  una potenza ragionevolmente forte nella Germania occidentale
-  una  regione i cui principati avevano da tempo mostrato  una  certa
tendenza  ad  associarsi con la Francia, o che  dalla  Francia  poteva
essere  dominata  -  ed essa ricevette la Renania, delle  cui  immense
potenzialit  economiche  i  diplomatici  aristocratici  non   seppero
rendersi conto. E le giov anche il conflitto fra la Russia e la  Gran
Bretagna a proposito dell'espansione russa in Polonia, che gli Inglesi
consideravano  eccessiva. Il risultato finale di tutta  una  serie  di
complesse  trattative, punteggiate qua e l da minacce di  guerra,  fu
che  essa cedette alla Russia una parte dei territori polacchi che  le
erano  appartenuti,  ma  ricevette  in  cambio  met  della  ricca   e
industriale  Sassonia. Dal punto di vista territoriale  ed  economico,
nella  sistemazione del 1815 la Prussia guadagn, in proporzione,  pi
di  qualunque  altra nazione, e divenne anzi per la  prima  volta  una
delle  grandi  potenze  europee  per  quel  che  riguarda  le  risorse
materiali; ma gli uomini politici non se ne resero conto se  non  dopo
il  1860  [quando, guidata dal Bismarck, la Prussia  avvier  una  pi
decisa  politica  di  potenza].  L'Austria,  la  Prussia  e  tutta  la
moltitudine  di  Stati  minori tedeschi - la cui  principale  funzione
internazionale  era  di  fornire prncipi di  buona  razza  alle  case
regnanti  d'Europa  -  si  sorvegliavano l'un  l'altro  in  seno  alla
Confederazione  tedesca  di  cui  facevano  parte,  nella  quale  per
l'Austria  aveva un incontrastato diritto di anzianit. La  principale
funzione internazionale
     
     p 478 .
     
     della   Confederazione  era  di  allontanare  gli  Stati   minori
dall'orbita  francese attorno alla quale tendevano  per  tradizione  a
gravitare.  Ad  onta di tutti i dinieghi nazionalisti,  infatti,  essi
erano  stati  tutt'altro  che infelici come  satelliti  della  Francia
napoleonica.
     Gli  statisti del 1815 erano abbastanza saggi da riconoscere  che
nessun   accomodamento,  per  quanto  architettato,   avrebbe   potuto
resistere,  a  lungo andare, alla pressione esercitata dalle  rivalit
fra i vari Stati e dalla variabilit delle circostanze. Di conseguenza
escogitarono  un  meccanismo che avrebbe dovuto mantenere  la  pace  -
affrontando  e  risolvendo tutti i problemi  di  maggior  rilievo  non
appena questi si presentassero - per mezzo di regolari congressi.  Era
naturalmente  sottinteso  che  in essi la  parola  decisiva  spettasse
sempre  alle  "grandi potenze" (il termine stesso   un'invenzione  di
quel  periodo). Il "concerto d'Europa" - altra parola  venuta  in  uso
allora - non corrispondeva a quella che  oggi l'Organizzazione  delle
Nazioni  Unite, ma piuttosto al comitato permanente del  Consiglio  di
Sicurezza dell'ONU. I congressi regolari non si tennero per  che  per
pochi   anni:   precisamente,  dal  1818,  quando  la  Francia   venne
ufficialmente riammessa al "concerto", fino al 1822.
